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Le Fake News

Le fake news sono quelle notizie assolutamente false che inventano del tutto le informazioni, distribuiscono tramite la rete contenuti ingannevoli e distorcono le notizie vere.

Se prima il fenomeno delle fake news aveva origini nell’est Europa ad era opera di qualche hacker, adesso è diventato un business molto fiorente.

“Fake news a prezzi stracciati: bastano 30 dollari per comprare una notizia falsa”, titola così un articolo del giornale La Repubblica.. (Fonte: Repubblica)

Da un’indagine condotta dalla multinazionale che si occupa di sicurezza, Trend Micro, il risultato è che la fake economy è fiorente e “muove miliardi di fatturato”.

Le fake news rappresentano un serio problema soprattutto per i giovani che giornalmente e abitualmente “leggono la rete”, consultano i blog e i network e fanno affidamento su queste notizie.

CHI SONO I CREATORI DI FAKE NEWS ?

Innanzitutto dobbiamo dire che le fake news sono strumenti che vengono usati in vari ambiti: in politica per creare notizie false come ad esempio hanno fatto i russi nelle ultime elezioni politiche americane.

Le fake news vengono create anche quando un governo, un potere politico o economico vuole spostare l’attenzione dei media su notizie false. Come spesso succede si attira maggiore attenzione con una notizia falsa che con una vera.

Senza poi dimenticarci che con piattaforme come i social network e Google è molto facile creare e rendere virali notizie false.

Un altro motivo del perché vengono create le fake news è esclusivamente economico: quando una notizia diventa virale può produrre e generare guadagni. Se poi ci sono anche delle pubblicità il gioco è fatto.

Un ricercatore americano ha studiato per anni il fenomeno fake news ed ha scoperto che alcuni degli articoli falsi più condivisi durante le ultime elezioni americane provenivano da una cittadina della Macedonia.

Adolescenti che inventavano di sana pianta delle notizie a scopo di lucro che gli hanno consentito di guadagnare molto bene per gli standard economici della Macedonia.

Anche negli Stati Uniti diversi americani sono dediti a questa attività. Il caso Horner ha fatto il giro del mondo perché il 18 novembre 2016 ha confessato al Washington Post di guadagnare fino a 10.000 dolllari al mese creando siti web e promuovendoli sui social network con titoli accattivanti che puntano al clickbait.

Per produrre fake news sono indispensabili degli strumenti che possono essere reperiti sul web in Cina, in Russia, nel Medio Oriente e nel mondo anglofono.

E non è necessario rivolgersi al mercato nero della Rete, si trovano anche facilmente. Si differenziano a seconda della cultura di riferimento, ma si individuano delle caratteristiche comuni: dalla creazione alla distribuzione dei contenuti, passando all’opportunità di silenziare o, persino, di rimuovere il contenuto se il cliente lo richiede.

Prendiamo, per esempio, di voler acquistare un articolo farlocco. Ecco che un distributore di contenuti cinese, Xiezuobang, ci dà la possibilità di comprarlo a circa 30 dollari. Quick Follow Now, azienda che parla inglese, ci permette di avere 2.500 account Twitter che condividono lo stesso link. Bastano 25 dollari.

Vogliamo far comparire un video nella pagina principale di YouTube per due minuti? Ce lo consente la russa SMOService: sganciare denaro (621 dollari), vedere filmato. Sempre all’ombra, virtuale, del Cremlino si trova un’altra compagnia interessante: Jet-s che si offre di manipolare le petizioni online, come quelle promosse da Change.org. 1.605 dollari si trasformano in 10mila firme, con poco più del doppio ne otteniamo 25mila. Mica male. (Fonte: Repubblica)

Possiamo acquistare qualunque fake news: vogliamo screditare un giornalista ?

Screditare il lavoro di un giornalista è roba da 55mila dollari, tra falsi account Twitter, falsi articoli negativi e falsi commenti al vetriolo sugli articoli – veri – del reporter. Uno scenario che suggerisce al giornalista Jamie Condliffe una conclusione amara: nonostante ci siano tante iniziative che cercano di contrastare la diffusione delle notizie false – sia da parte di piccoli volontari sia dei big dell’hi-tech come Google, Facebook e Wikipedia – fino a quando le fake news costeranno così poco (in confronto anche a quanto costa produrre contenuti veri), sarà tutt’altro che facile. Quasi come combattere contro i mulini a vento. (Fonte: Repubblica)

Per fortuna molti player stanno reagendo. Google, Facebook e Snapchat hanno cambiato alcuni servizi o intrapreso iniziative per fermare il flusso delle fake news sulle loro piattaforme. Questa è una grande notizia, nel momento in cui questi mezzi sono quelli principali dove le persone cercano e si scambiano informazioni.

Guarda questo video interessante di Marco Montemagno dove parla delle Fake News:

CONCLUSIONI

Le fake news chiamata anche fake economy vive sulla disinformazione online e muove miliardi di fatturato. Comprare fake news non costa poi molto, bastano poche decine di dollari.

Le fake news sono molto pericolose perché possono distruggere un’azienda e danneggiare la fiducia che gli utenti hanno.

I servizi online sono pensati per permettere una condivisione delle informazioni veloce e senza freni, ma cosa succederebbe se introducessimo un passaggio ulteriore prima di permettere la condivisione o l’invio di un’informazione ? 

Sarebbe sicuramente irritante all’inizio, ma incoraggerebbe le persone a pensare di più a quello che stanno facendo. Un altro sistema per bloccare le fake news sarebbe quello di analizzare tutti i contenuti nel momento in cui vanno online e un sistema di valutazione in tempo reale aiuterebbe le persone a capire di cosa possono fidarsi.

Se vuoi puoi lasciarmi un commento qui sotto. Ti risponderò prima possibile.

“A te la scelta, decidi adesso di crescere. Per emergere fai la differenza. Non perdere tempo e costruisci adesso il tuo business”.

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